Sbragati verso Bozburun
Un altro caicco
Il porto di Bozburun
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Ieri
Domani
Più precisamente, passatemelo, siamo in culo ai lupi.
Ma spieghiamo con calma come ci siamo arrivati.
Stamattina a colazione si respirava una strana aria, considerando che nessuno ha considerato Enrico e i suoi amici. Sicuramente, pur avendo notato le nostre reazioni, non si sono dimostrati scossi. Che coraggio...
E' giunto quindi il momento di finire le borse, di scambiarci gli indirizzi (milanesi esclusi, of course!) e di passare ai saluti... Finisce così la nostra avventura in caicco, tutto sommato piacevole e riposante; pur considerando che non avrei ripetuto una seconda settimana con lo stesso gruppo, una seconda me la sarei fatta volentieri: è molto rilassante!!
Invece di prendere il dolmus, un minibus, per andare a Fethiye, Erkan ci ha suggerito di andarci con un'auto, allo stesso prezzo. L'omino ci stava già aspettando, ma ovviamente Enrico non poteva evitare di cercare di trarre qualche vantaggio per sè, chiedendogli di portarlo ad Antalya. Per fortuna, l'omino gli ha risposto di no...
L'idea dell'auto è stata molto azzeccata: non sapendo di preciso dove avremmo dovuto ritirare la nostra auto AVIS, saremmo impazziti, in una città delle dimensioni di Fethiye. Una volta trovato, abbiamo caricato i nostri borsoni sulla nostra FIAT Albea (un modello pensato solo per i paesi dell'est) e aspettato un'oretta bevendo tè seduti in avvolgenti e calde poltrone di un ufficio che Betta ha geograficamente collocato in New Mexico...
Per evitare incidenti, mi hanno consigliato di suonare il clacson ad ogni sorpasso! Vedremo!
Altra cosa che mi ha colpito è la TOLLERANZA ZERO nei controlli con l'etilometro; non vale: i musulmani sono favoriti!
ATTENZIONE! Quando a Milano abbiamo comprato il pacchetto turistico, la Turban Italia non ci ha specificato che nella quota non era compreso il drop-off dell'auto, quindi quando siamo tornati in Italia abbiamo ricevuto una fattura dell'AVIS di oltre 100 euro... veramente un'esperienza spiacevole, che Turban non è stata in grado di gestire. Quando va detto va detto.
Comincia così, alle 12 di oggi, la nostra avventura su gomma! Prima tappa: le Gole di Saklikent, un posto vivamente consigliato da Erkan. E aveva ragione!!
La strada che porta a Saklikent è molto particolare, con tutti i bimbi al bordo della strada che vendono IMCIR (fichi, ce ne sono un sacco!). Ancora più belli sono i "ristoranti" che ci sono sulla strada che, al passaggio di un'auto, attivano una sorta di cascatella di acqua che invita i passanti a rinfrescare l'abitacolo e...perchè no... a fermarsi a mangiare.
E così abbiamo fatto noi, sedendosi scalzi sui tappeti e i cuscini, sotto un tetto di vite a mangiare GOZLEME (una sorta di piada ripiena), bere tè e ingozzarci di fichi freschi.
Il ragazzo che serviva... ai tappeti... era gentilissimo, sua mamma (presumo) impastava seduta per terra vicino a noi e, oltre al caffè turco, ci hanno offerto l'acqua di rose per rinfrescarci le mani e il viso! E' stato un momento rilassantissimo!
Dopo il nostro pranzetto, siamo giunti alle Gole di Saklikent.
Pensando che la visita consistesse in una semplice passeggiata su passerelle e corde, abbiamo pagato i nostri 2 milioni di ingresso e siamo partiti.
Ci siamo addentrati all'interno di un bellissimo canyon, di roccia bianca liscissima, e ci siamo resi subito conto che qualcosa era strano nel primo passaggio, con l'acqua gelida di un torrente fino alle ginocchia.
Se subito sembrava una semplice passeggiata sul letto di un fiume, poi la difficoltà è aumentata, così come il livello dell'acqua, che ci preoccupava sempre di più per la salute delle nostre macchine fotografiche e per la telecamera.
A un certo punto, dopo aver superato una serie di passaggi stretti in mezzo al suggestivo canyon, siamo giunti davanti a un muro, sormontabile solo attraverso l'uso di una corda, ma soprattutto grazie all'aiuto di una persona.
E' lì che è comparso Mustafà, un ragazzino tutto nervi e muscoli che dopo qualche minuto abbiamo rinominato GOLLUM. Perchè? Perchè ci ha fatto da guida per tutti i 4 km di percorso, saltellando da un punto all'altro con un'agilità incredibile, sottoponendoci dei passaggi assurdi e guardandoci come per dire:"Non vi potete fermare proprio adesso!".
Il percorso è stato così bello ed emozionante che anche se stavamo facendo una gran fatica fisica (non era previsto sport, per oggi!), non ci accorgevamo di quanta strada stavamo facendo. Purtroppo Dade e Marzia a un certo punto si sono fermati, a causa di un sandalo scollato di Marzia, così io e Betta abbiamo continuato, solo in costume, fino alla fine ossia dove, dopo mille peripezie e tuffi nell'acqua, ci siamo lasciati andare sotto una potente cascata.
In realtà, da lì si proseguiva per altri 3 km, con una lunga corda verso il cielo, ma onestamente non ce la facevamo più e poi non avevamo ancora (alle 17!) la più pallida idea di dove avremmo dormito...
Saklikent rimarrà sicuramente nei nostri cuori e... nei nostri muscoli!!
A questo punto ci siamo messi in moto in direzione di Burdur e Isparta, ma ci siamo resi conto che la strada era lunga... Erano quasi le otto quando ci siamo resi conto che era ormai urgente trovare un alloggio, anche perchè ormai eravamo decisamente cotti...
Ci siamo resi conto, spersi nel deserto, di quanto un vocabolarietto turco ci sarebbe stato utile... non capendo una parola di inglese, non riuscivano neanche a capire che volevamo dormire!! Stava per cominciare a sorgere il panico, tramontando il sole su questi spazi immensi di rocce e campi pseudo-coltivati.
A un certo punto compare la mitica scritta: Ristorante-Pansyion.. "Siamo a posto", ci siamo detti.
Il proprietario, un mix tra negriero e magnaccio, parlava solo tedesco, per fortuna che Betta ci ha tolto le castagne dal fuoco intercedendo per noi. Per la cena tutto ok, ci hanno persino portato in cucina per scegliere a gesti cosa volevamo; in più ci hanno messo - in nostro onore - l'audio di un film western in italiano che in quel momento stavano trasmettendo via satellite. Quale onore!
Ma la cosa che ci ha fatto più penare, e che ricorderemo per sempre, è stato l'alloggio. Forse definirle camere era un po' troppo, considerando che erano una sorta di stalla, raggiungibile solo con l'apposita torcia elettrica messa a disposizione... Da film dell'orrore!
Abbiamo "accomodato" fuori alcuni "amici" grilli, mantidi religiose, ragnetti... e cercato di dormire. Eravamo troppo stanchi per pensare di andare oltre, non sapendo quando avremmo trovato un'altra pensione...
La notte da incubo è stata aggravata anche dal fatto che proprio fuori passava la statale, sulla quale per tutta la notte hanno "sfilato" tutti i trattori dei contadini dell'intera Turchia...
Vi assicuro che un aeroporto fa meno rumore, considerando anche che gli infissi quasi non esistevano!! Beh, che dire, sicuramente non troverete foto di questa pensione.
Ammettiamolo: abbiamo pensato tutti ai milanesi alle prese con gli scarafaggi del caicco...
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