| In Patagonia | |||
| Ushuaia, 16 dicembre 2003 | |||
![]() La Terra del Fuoco
La Fine del Mondo!
Ecco il trenino!
Pan de Indios
Bahìa Ensenada
Il timbro sul passaporto ![]() I cauquen
Baia Lapataia
Los Tres Marias
Betta in barca a vela
Bonz lupo di mare ![]()
I cormorani neri
Sottocoperta!
Isola de los Lobos
Mariscos
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(Betta) Questa mattina visita al Parco Nazionale della Terra del Fuoco in pulmino. Mariano, la guida, ci ha spiegato diverse cose interessanti: il progetto di popolare questa parte della Terra del Fuoco portando qui i carcerati e sperando che le famiglie si trasferissero è fallito. Per parecchio tempo il numero dei carcerati e delle guardie è stato molto superiore a quello dei civili. Sarà perchè su 5 carcerati di cui abbiamo letto la storia, 4 erano a Ushuaia perchè avevano ammazzato moglie, cognati o fratelli?? No, non credo!!! Un secondo tentativo di popolare l'area è avvenuto diversi anni più tardi (penso negli anni '40), promuovendo una campagna di agevolazioni fiscali alle imprese che si installavano qua. La cosa ha funzionato, portando una trentina di piccole imprese, soprattutto di elettrodomestici. Poi negli anni d'oro del peso (1 peso = 1 dollaro) per gli argentini era più conveniente comprare elettrodomestici prodotti in Corea e quindi, in pieno boom economico di Ushuaia, c'era una disoccupazione altissima. Oggi delle 30 aziende ne è rimasta solo una! Per fortuna, nel frattempo sono arrivati i turisti!!! Il giro al parco è stato, tutto sommato, molto utile. Il trenino della Estacion del Fin del Mundo era proprio una "pacchianata" per turisti, con tanto di fischio alla partenza e fumo puzzolente. Abbiamo preferito non prenderlo e farci piuttosto una passeggiata nel bosco!! Il bosco è un po' strano ma bello. Le piante tipiche sono due con le foglioline piccole, una caduca e l'altra sempreverde... Una è la lenga, ma sono assolutamente irriconoscibili una dall'altra... Anche se Mariano era certo di averne in mano due diverse!! Questi alberi sono infestati da un "tumore" che tentano di espellere buttando una specie di escrescenza legnosa fuori dalla corteccia per allontanarlo dal midollo. Tale escrescenza in primavera fruttifica e fa delle palline arancioni, insapori (l'abbiamo assaggiata entrambi, così al massimo muoriamo assieme!!) e dal profumo di fungo! La chiamano Pan de Indios, perchè gli indigeni la mangiavano. Qui viveva una popolazione chiamata Yamana; vivevano nudi ma coperti costantemente da grasso di leone marino, mangiavano frutti di mare e appunto carne di leone marino. Vivevano più sulle canoe (che cotruivano unendo la corteccia degli alberi, perchè qui gli alberi non sono abbastanza grandi), che sulla terra. Sempre, sia in canoa che in terra, tenevano il fuoco acceso. E' per questo che i primi esploratori che sono arrivati qua (con 3 secoli di ritardo rispetto al Sud America), quando hanno visto questi fuochi sulla terra che poi si muovevano anche sull'acqua hanno, hanno chiamato questa regione "Terra del Fumo", poi "Terra del Fuoco". Gli indigeni sono morti tutti con l'arrivo dell'uomo bianco, la prima causa di malattie. La botta finale l'hanno data i carcerati, che hanno regalato i loro vestiti a questi "poveri uomini nudi". Una volta vestiti, si sono ammalati!! Dopo la passeggiata nel bosco siamo stati, insieme agli altri, alla Bahìa Ensenada - ventosissima - dove abbiamo fatto timbrare i passaporti e dove abbiamo incontrato tre studentesse di architettura di Ferrara! Incredibile!! Dalla Bahìa Ensenada, sempre in pulmino, siamo arrivati al Lago Roca, diviso in due dal confine con il Cile. I due lati del lago portano i nomi dei due presidenti (argentino e cileno) che si sono accordati per il confine. Rispetto al vento di prima, qui è tutto molto tranquillo, con le sponde del lago e del fiumiciattolo a filo d'acqua, con i cauquen (Oche di Magellano) che difendono il nido... (Bonz) La Terra del Fuoco, in particolar modo Ushuaia, è luogo di produzione artigianale di cioccolato (che importano dal nord dell'Argentina), quindi non potevamo non assaggiare una cioccolata calda (abbiamo resistito alla tentazione di assaggiare le tortone che c'erano...). Dopo questa pausa, abbiamo visitato una castorera, dove non abbiamo visto i castori, bensì i danni che questi hanno provocato all'ambiente da quando sono stati qui forzosamente introdotti dall'uomo. Già: verso il 1940 gli argentini hanno importato dal Canada qualche decina di castori al fine di lucrare sul commercio delle pelliccie. Non avevano però considerato una serie di fattori: nella Terra del Fuoco non fa così freddo come in Canada, quindi il pelo del castoro era meno fitto; inoltre, in Canada il castoro è predato dall'orso e quando viene attaccato rizza il pelo, che quindi si rinforza e diventa più bello. Poichè, oltre ad essere più caldo, in Argentina non ci sono gli orsi, la qualità del pelo si è dimostrata più scarsa, il commercio non è mai decollato e nessuno si è più curato dei castori... Questi, in totale libertà, hanno procreato come dei... castori (!!) e ora sono più di 40.000 che mangiano alberi, creano dighe e fanno un sacco di disastri!! Era successa una cosa simile anche con i conigli, ma è stato poi introdotto un virus che gli ammalava gli occhi e (povero) non riusciva più a procacciarsi il cibo (perversi...). A questo punto siamo andati a Bahìa Lapataia, dove finisce la Ruta 3, ossia la terminazione della Ruta Panamericana che collega l'Alaska alla Terra del Fuoco: 17.000 km! (quanta strada hanno dovuto fare questi castori...) Un punto molto ventoso (strano!) ma con un bel colpo d'occhio sul parco nazionale. Finito così il nostro tour organizzato, siamo tornati al porto di Ushuaia alle 14 e, mangiando solamente un gelato al volo, ci siamo precipitati a prenotare un'escursione in barca a vela con la compagnia Los Tres Marias. Ho usato la parola "precipitati" perchè, fidandoci molto delle nostre guide, senza molto senso critico ci siamo fatti "impapucchiare" da una venditrice molto piena di sè che non ha considerato minimamente il fatto che lo spagnolo non fosse decisamente la nostra lingua madre. Così, se avevamo in mente di acquistare un tour da 60 pesos per vedere i lobi marini, il faro della Fin del Mundo e altro, siamo usciti con un biglietto da 130 pesos non avendo capito esattamente cosa avremmo visto. La sensazione è stata simile a quando a Bilbao avevamo acquistato l'entrata alla corrida dal bagarino, per un prezzo cinque volte più alto di quello normale. Ripresici da questo strano "amaro in bocca", ha quindi avuto inizio la nostra avventura, che si è poi rivelata una straordinaria esperienza. L'equipaggio era costituito da Ektor (il capitano: baffoni da film, abile costruttore di pipe che si è fatto spedire la radica proprio da un tal Bonfiglioli di Bologna!!), da sua moglie e da un ragazzo molto in gamba che ci ha fatto da guida. I passeggeri eravamo noi, due ragazzi di Antwerp (Belgio) e due di Cordoba (Argentina). Dimmi te se per andare in barca a vela dovevamo venire fino in Capo al Mondo!! Attraversare il Golfo di Ushuaia con il vento in faccia, il sole, la città, le montagne che si allontanavano per disegnare un suggestivo quadretto, il silenzio della vela al posto di un rumoroso motore di catamarano... Irripetibile! Purtroppo non credo di aver ripreso molto con la videocamera, perchè temevo troppo le onde e l'acqua salata... Dopo circa due ore di navigazione in mezzo alle isolette del golfo, siamo sbarcati su un'isoletta sperduta nel nulla arrampicandoci su una roccia e salutando un uccello enorme che era venuto a salutarci. In mezzo a piante iperprotette e mai viste (pare che solo questa compagnia di navigazione abbia l'autorizzazione a venire fino a qui), ci siamo poi inerpicati per vedere una colonia di cormorani neri bellissimi (peccato solo che fossero controluce). Tornati in barca il viaggio si è rivelato più "familiare" di quello che ci aspettavamo: siamo scesi in sottocoperta e ci hanno offerto tè, caffè e dolcetti, così abbiamo chiaccherato per un'ora!! Prima di tornare al porto siamo passati dall'Isola de los Lobos, dove chiaramente abbiamo avvistato un piccolo gruppo di leoni marini. Tornati sulla terra ferma, ci siamo rifocillati con un'altra cioccolata calda, che Los Tres Marias ci aveva gentilmente incluso nel biglietto!! Questa sera la cena ce la siamo giocata a "La casa de los mariscos", ossia dei frutti di mare. Eravamo tentati a tornare nel posto di ieri, dove pensavo di aver lasciato il mio cappellino (mai più ritrovato), ma volevamo cambiare. Ci siamo fatti incuriosire da un Cocktail di Centolla: buono, ma purtroppo era freddo da frigo. Betta ha preso una trucha (la trota, qui buonissima), mentre io mi sono sbafato una "cazzuola" di frutti di mare che aveva delle cozze grandi come un mio mezzo dito!! Ieri Domani |
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