| In Patagonia | |||
| Puerto Montt, 31 dicembre 2003 | |||
Le casette di Chiloè
La chiesa viola di Castro
La Feria Artesanal
Il poncho per la Berta
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(Bonz) Nel momento in cui vi scrivo è già il 2004 quindi... BUON ANNO!! Per noi il 2003 è stato un anno molto fortunato e denso di piacevoli avvenimenti. Ci auguriamo che il 2004 - anche se anno bisesto - possa reggere bene il confronto! Ma ora vi racconto come abbiamo trascorso l'ultimo giorno dell'anno... Nonostante avessimo deciso di svegliarci prestino per capire cosa fare di Puerto Montt, la piacevole atmosfera di ieri sera ci ha portato a poltrire un po'... Eppoi, con quello che dobbiamo aver pagato per questa suite, abbiamo tacitamente deciso che era il caso di "abitarla" il più possibile (ieri sera ci siamo perfino "concessi il lusso" di consumare una Sprite dal frigo bar!!). Dopo un'abbondante colazione con vista sul Pacifico (all'ottavo piano!), ci siamo avventurati per Puerto Montt, cercando un Bancomat prima di andare alla stazione degli omnibus per acquistare il nostro biglietto di ritorno a Bariloche per il 3 gennaio. Alle 9.30 la città ancora dormicchiava, molti negozi erano chiusi, quindi non abbiamo trovato molte distrazioni per arrivare alla stazione. In realtà, in quel momento abbiamo capito dove erano tutti gli abitanti di Puerto Montt: a prendere un pullman o per lo meno a cercare di comprare i biglietti!! Dopo il secondo rifiuto da parte delle autolinee perchè per il 3 non avevano più posto (2 su 4 che servono Bariloche!), devo ammettere che sono stato un po' nel panico, in quanto non esistevano molte alternative per l'attraversamento delle Ande: in aereo non si può (se non passando da Santiago), il taxi sarebbe stato un salasso, mentre un auto a noleggio avrebbe causato molte complicazioni a causa del confine. Fortunatamente, abbiamo poi trovato dove prenotare il nostro ritorno, a 10.000 pesos a test (16$ contro i 140 della Cruce de Lagos che abbiamo fatto all'andata!) A quel punto, presi dalla curiosità di vedere Chiloè (motivo per il quale siamo arrivati fino a qui) abbiamo preso il biglietto biglietto per il primo omnibus in partenza per Ancud, il paese più grande dell'isola. Il pullman partiva alle 10.15 e alle 10.10 abbiamo pensato (merito a Betta) di estendere il nostro viaggio fino a Castro, il capoluogo. Domani sera, infatti, dormiremo ad Ancud ed avremo quindi più tempo per visitare la città, mentre probabilmente non troveremo la possibilità (il tempo!) di andare fino a Castro. E così... via fino a Castro!! Le condizioni di viaggio erano quelle di un pullman partito alle otto della sera prima da Santiago... un odore ben diverso da quello circense dei pullman di Puerto Iguazù e più fastidioso di quello di un interregionale Reggio Calabria - Torino preso a Bologna... Ma per fortuna ci siamo assuefatti quasi subito, distratti dall'intraprendenza di due bimbe (Emilia e Avira) che, prese dalla noia del lungo viaggio, non hanno aspettato che ci sedessimo per venire a chiederci se parlavano in inglese (loro no!), da dove venivamo, quanti anni abbiamo... All'inizio, come sempre in questi casi nei paesi poveri o comunque in situazioni che non conosciamo, siamo stati al gioco ma prestando molta attenzione ai nostri bagagli e portafogli. Poi, durante il viaggio, è stato molto piacevole scoprire che erano semplicemente bimbe curiose, ricordare che in fondo noi italiani... siamo gente che viene da molto lontano!! Dopo averci insegnato che loro le corna non le fanno con l'indice e il mignolo, ma con l'indice e il medio (in effetti, è più elegante!), ci hanno anche erudito sull'esistenza delle Toninas, delle specie di delfini che ci avrebbero accompagnato durante l'attraversata in traghetto. All'inizio eravamo quasi certi che ci stessero prendendo in giro e invece... li abbiamo visti veramente!! E poi siamo sbarcati sull'isola. La Routard descrive Chiloè come un'isola molto simile all'Irlanda: piove sempre, si mangia bene, è molto colorata e la gente è molto gentile e ci tiene alle tradizioni (la musica Bordemar in particolare). Beh, a parte il fatto che tutt'oggi c'è stato un sole da spaccare le pietre, per il resto aveva ragione (anche se la Routard di quest'anno ci ha lasciato un po' delusi rispetto a quella dei Paesi Baschi e quella irlandese). Quando, dopo 60 km, siamo arrivati ad Ancud, abbiamo salutato Emilia e Avira come usa da queste parti: con un unico bacino sulla guancia, augurando buone vacanze (fino a marzo sono in vacanza!!) Il nostro tragitto è poi proseguito per un'altra ora e mezzo su strada rigorosamente non asfaltata, tra un lavoro in corso e l'altro. Alle 14 eravamo a Castro, il capolouogo di quest'isola felice. Abbiamo comprato il biglietto di ritorno e ci siamo avventurati, zainetto in spalla, in questo tripudio di palafitte colorate (ognuno diversa dall'altra), di frutta e verdura, di gente del posto che si affacendava nella spesa dell'ultimo dell'anno. La nostra prima meta è stata la chiesa, costruita completamente in legno (come quella vista in Normandia, ma più luminosa), ma ricoperta da lamiera in tutta la sua superficie... Viola e gialla! Peccato solo che col tempo si sia un po' sbiadita. Dentro abbiamo visto statue abbastanza raccapriccianti, ascoltato "Jingle Bell" in sottofondo... Vabbè che in queste chiese ci è pure capitato di vedere un albero di Natale tutto addobbato a fianco dell'altare!! Dopo siamo scesi verso il molo, dove c'è la Feria Artenasal, ma erano ormai le tre e, nonostante avessimo solo 4 ore per visitare la città, non ho voluto cedere ad un veloce panino per il pranzo. Assolutamente a caso, siamo entrati in un bar-ristorante Solemar, dove la proprietaria stava sonnecchiando davanti a una telenovela assolutamente fatta in casa. I tempi con i quali ci ha servito sono stati assolutamente all'altezza della più soporifera telenovela, ma il salmone e il merluzzo che abbiamo mangiato (per 7,5 euro in due!) sono in assoluto i migliori e i più abbondanti che abbiamo mai managiato!! Il caldo e la pancia piena non hanno minimamente scalfito Betta, che si è subito lanciata nell'acquisto di un poncho (molto carino) nella Feria, densa di colori intensi che piacciono a lei! Una struttura in legno brulicante di nonnine sferruzzanti, oggetti in lana di qualsiasi tipo: maglioni, calzettoni, gonne, berretti, sciarpe, pinguini (sì!), tappini copri-bottiglia, bambole, guanti... Betta è perfino riuscita a farsi regalare una cuffia! La cosa che mi ha colpito di queste nonnine è la dignità con cui vendono i loro manufatti: nessun accanimento sul turista possibile cliente o pressioni particolari all'acquisto. Loro sì, sferruzzavano e si passano la giornata, magari dopo una vita passata in mezzo ai campi e ad allevare i figli (molte infatti assieme ai maglioni, vendono carote, patate...). Se ti piace ciò che hanno fatto bene, altrimenti ti meriti comunque un benevolo saluto e sorriso anche se non compri nulla. Un po' come se ti dicessero:"Grazie comunque per aver voluto venirci a trovare in questa nostra terra". Speriamo solo che il turismo non uccida tutto ciò. Sotto il sole ancora cocente delle quattro, ci siamo permessi un caffè in un bar dove tutti ormai stavano aspettando a colpi di birra la fine del 2003. Dopo una vista "semipanoramica" delle palafitte nei dintorni del porto (purtroppo un po rovinate dalla bassa marea e dalla presenza di un'imponente nave da crociera nel golfo), ci siamo imbattuti in un tizio ubriaco che ci ha fatto passare 5 minuti di ansia. Eravamo infatti in una strada in cui non atava passando nessun altro, se non questo tizio che aveva forse cominciato a festeggiare un po' troppo presto. Muoveva un po' troppo le mani, dentro e fuori le tasche della giacca e dei pantaloni, ma per fortuna siamo riusciti a temporeggiare, continuando a camminare e fingendo di non capire, e alla fine si è rivelato innocuo. Solo un balordo, come tanti probabilmente ne vedremo in giro tra stasera e domani. Dopo aver fatto la spesa per la cena di questa sera, siamo tornati alla stazione dei bus ad aspettare il nostro turno, tra gente giovane e anziana, vestita da festa e no, con mille pacchi e sacchi della spesa un po' inquietanti (qui usano tutti quelli neri dell'immondizia), cercando di scansare l'abile scopone dell'addetta alle pulizie della sala d'attesa, in questo tardo pomeriggio un po' particolare. A questo punto, ecco che compare un altro dei personaggi che ricorderemo per questi brevi ma significative entrate in scena: ci si avvicina un vecchietto simpatico, sui 75-80 anni, dicendoci che noi non eravamo del posto e chiedendoci da dove venissimo. Ci ha spiazzato quel suo modo di dichiarare apertamente che gli fa un sacco piacere parlare con persone che vengono da fuori, dal mondo che non sia quello del campo in cui lui vive e lavora la terra. Un po' come Emilia e Avira, subito sono stato diffidente (in quel momento un altro ragazzo si era seduto al mio fianco e temevo che volesse distrarre la mia attenzione); ma poi abbiamo capito che anche questo signore era semplicemente curioso. Probabilmente, se avesse avuto la possibilità, quest'uomo avrebbe voluto girare il mondo, ma non potendolo fare non si accontenta di leggere qualche libro o guardare sporadicamente la vecchia TV bianco e nero che mi immagino da qualche parte nella sua casetta di legno. No, lui preferisce venire in stazione per accompagnare i suoi parenti e non perdere l'occasione di chiedere a Bonz e la Betta se la lira si usa ancora o quali Paesi sono nell'Unione Europea... Che storia!! Alle 20.15 è partita la navicella spaziale per Puerto Montt, guidata da un autista misto tra Schumacher (si scrive così??) e il Capitano Kirck (??), che assolutamente voleva arrivare a destinazione prima di mezzanotte. Tra le 20.30 e le 21.30, durante il traghetto di ritorno, abbiamo assistito al tramonto più bello di questa vacanza, con le toninas che ci salutavano e i colori dell'acqua e del cielo che cambiavano di minuto in minuto. Sicuramente Chiloè ha trovato un ottimo modo di salutarci per augurarci un buon 2004! Il nostro pilota ha compiuto il miracolo: alle undici eravamo in stazione a Puerto Montt! Stanchi, sporchi e senza nessuna cognizione di come fosse fatta la città o di cosa avrebbe organizzato per la mezzanotte, abbiamo optato per tornare nella nostra lussuosa suite con vista Pacifico. Proprio mentre consumavamo il nostro "cenone" di Capodanno costituito, oltre che da panini al formaggio, anche da succulente empanadas di carne, abbiamo scoperto con sorpresa che il lungo mare sotto la nostra finestra si stava sempre più popolando di gente a piedi, in moto, in auto, in camion (!!)... E così, da veri sssboroni (e anche un po' da snob che non si uniscono alla folla!) abbiamo festeggiato la mezzanotte comodamente dal nostro salotto! Il top della sorpresa sono stati i fuochi d'artificio, sparati da una barca in mezzo al mare proprio davanti alla nostra finestra. E che belli!! Ieri Domani |
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